Paesi Emergenti 2019. Quali sono? Conviene investirci?

Quando si tratta il mondo degli investimenti e della finanza in generale, una delle cose di cui si sente spesso parlare è di guardare ai Paesi emergenti per investire il proprio capitale.

Vi sono ad oggi diverse opportunità in questo senso, ma non tutti hanno idea di cosa significhi nello specifico. Cosa significa Paese emergente? Quali e quanti sono? Queste sono solo alcune delle domande che si pongono gli investitori in merito al consiglio generale di investire il proprio capitale nei paesi emergenti.

Nel nostro articolo andremo ad affrontare questo tema, andando a osservare tutto quello che riguarda la sfera dei paesi emergenti e tutto quello che riguarda investire all’estero e in particolare in questi luoghi.

Definizione: cosa sono i paesi emergenti? Quali sono?

In pratica, quando in materia economica finanziaria si parla di paesi emergenti, ci si riferisce a quelle economie che allo stato attuale non siano ancora del tutto sviluppate, ma che mostrino però un enorme potenziale di crescita. Questo è chiaramente possibile solo a fronte di investimenti che provengano dall’estero, che aiutino di fatto la stessa economia a decollare.

Detto in parole più semplici, si tratta di quei Paesi che di base sono ricchi e autonomi sul lato prettamente economico, ma che sono in ritardo sulla formazione di una struttura economica valida come invece quella dei Paesi già sviluppati.

Paesi BRICS e MINT

Nel corso dell’articolo andiamo a segnalare i Paesi che sono stati individuati come potenzialmente interessanti da Jim O’Neill, l’ex capo economista di Goldman Sachs.

Egli ha coniato due acronimi, BRICS e MINT, che vanno a raggruppare i Paesi su cui vale la pensa puntare l’occhio in tema d’investimento.

Vediamoli nel dettaglio:

BRICS: acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.

MINT: acronimo che sta per Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.

Economia dei paesi emergenti: com’è la situazione nel 2019? Che previsioni ci sono?

Nonostante dagli USA le notizie sui dazi facciano tremare i mercati, i Paesi emergenti continuano a mostrare interesse da parte degli investitori.

Vi sono Stati più solidi e altri meno, ma questo non sembra spaventare chi vi dirige i propri capitali. Vediamo nel dettaglio cosa si dice sull’andamento dei mercati emergenti:

Area Brics

  • Brasile: stato che nell’ultimo anno mostra un indebitamento piuttosto alto, che ammonta quasi all’85 percento del PIL. La moneta brasiliana nel 2018 ha perso circa il 20 percento nei confronti di quella statunitense. Al momento, le prospettive future non mostrano segnali positivi.
  • Russia: stato che ha deluso le aspettative di chi a fine anno 2018 aveva paventato un rialzo dell’economia globale di questo Stato. In realtà, l’economia russa nel 2019 vedrà una crescita esigua che si attesterà intorno all’1,3 percento, e un aumento dell’inflazione di circa il 4,3 percento.
  • India: secondo il FMI (Fondo Monetario Internazionale), l’economia indiana vedrà una crescita entro la fine dell’anno del 7,4 percento circa. Sarebbe un risultato che andrebbe a migliorare ancora quanto ha fatto nel biennio precedente, ovvero il 6,7 percento nel 2017 e il 7,3 percento nel 2018.
  • Cina: sebbene le leggi di Trump che suonano di protezionismo abbiano messo in crisi la borsa cinese lo scorso anno, la Cina continua ancora oggi a mantenere un rapporto debito/PIL che rimane al di sotto del 48 percento.
  • Sud Africa: sebbene si parli di uno stato che alla fine presenta una debolezza in quelli che sono i fondamentali economici, il suo rapporto debito/PIL non presenta un dato alto, infatti siamo appena al 53 percento.

Area Mint

  • Messico: uno stato che si presenta ben gestito a livello economico, e sebbene rimanga sempre importante agire con prudenza quando ci si rivolge ad una Paese emergente, il Messico mostra un rapporto debito/PIL che si attesta intorno al 58 percento, quindi meno di quanto facciano altri Paesi del mondo.
  • Indonesia: stato dall’economia in costante crescita da oltre 10 anni, e con un PIL che non ha risentito della crisi economica, tanto da mostrare incrementi che si aggirano intorno al 4 percento.
  • Nigeria: si tratta di uno stato che nell’ultimo biennio a segnato tassi di crescita interessanti, mossi principalmente dall’andamento del prezzo del greggio oltre che dalla grande capacità di produzione. Inoltre, è ricominciato a crescere anche quel settore conosciuto nel mondo economico come “non oil”.
  • Turchia: Paese che al momento vive una situazione complessa. Dopo che il PIL della Turchia si è contratto per due trimestri consecutivi, facendo registrare un calo dell’1,6 per cento nel terzo trimestre 2018 e un calo del 2,4 percento nel quarto trimestre del 2018. Non avendo Mostrato alcun segnale di crescita decisiva nel primo semestre 2019, ad oggi si parla di Paese in recessione.

Investire nei paesi emergenti: la borsa valori

Investire nella borsa valori rivolgendosi verso i Paesi emergenti è un’opportunità interessante, che offre a chi investe il capitale la possibilità di poter guadagnare anche cifre importanti nel caso in cui il Paese in questione abbia una crescita. Un esempio è quanto accade oggi in Grecia, chi ha creduto nella sua ripresa e ha investito nell’economia di questo Paese, oggi porta all’incasso elevati profitti.

Certo, non è tutto oro quello che luccica, dove si può guadagnare molto anche i rischi legati all’investimento sono elevati. Essendo mercati che risentono molto delle decisioni che vengono prese nel mondo da chi è al potere nei Paesi sviluppati, la volatilità di questi investimenti può essere fatale per il proprio capitale.

Un esempio è quanto accaduto a maggio 2018, ovvero quando i fondi obbligazionari specializzati in bond emergenti hanno visto riscatti al momento dell’incasso dei titolari del capitale con un deflusso netto di un miliardo e 200 milioni.

Quanto accaduto è dipeso da tre fattori:

  • I mercati emergenti sono stati “vittime” di quella che è stata una tendenza di crescita globale che ad oggi non appare più sincronizzata come un tempo.
  • Le decisioni economiche prese da Donald Trump da quando si è seduto alla Casa Bianca hanno segnato in qualche modo gli andamenti economici di diversi Paesi emergenti, portando scossoni finanziari alle borse valori degli stessi. In particolar modo hanno inciso i tagli delle imposte per le aziende americane, le sanzioni nei confronti della Russia e dell’Iran, e per finire il fatto di aver in qualche modo lanciato una guerra commerciale con la Cina e l’Europa.
  • I mercati emergenti sono penalizzati dalle forti aspettative che nel mondo della finanza ci sono in merito ad un possibile rialzo dei tassi d’interesse americani, aspetto che significherebbe un rafforzamento del dollaro e un aumento del prezzo del petrolio.

Paesi emergenti e cryptovalute

I Paesi emergenti solitamente si lanciano nell’utilizzo delle criptomonete non tanto per un discorso di investimento finanziario, ma spesso per ragioni interne che riguardano le difficoltà nel procedere con le transazioni attraverso la normale moneta circolante.

Un esempio è quello del Venezuela, che ad un certo punto si è trovato in difficoltà a causa del fatto che gli USA hanno imposto allo Stato il blocco finanziario.

Il Presidente Maduro ha istituito quindi una moneta virtuale, il Petro, attraverso il quale sarà possibile aggirare il sopracitato blocco finanziario che gli USA hanno imposto allo stato venezuelano.

La moneta virtuale è agganciata alle riserve di gas, petrolio, oro e diamanti che appartengono al Venezuela.

Maduro ha dichiarato che la decisione di istituire questa moneta virtuale è stato reso necessario al fine di mantenere la sovranità monetaria, e procedere quindi alle transazioni finanziarie nonostante il blocco voluto dagli Stati Uniti.